Card. Zuppi: una nuova stagione

Testo dell’Introduzione del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ai lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente, che si svolge a Roma dal 23 al 25 gennaio.

Cari amici,

vorrei avviare la mia introduzione ai lavori di questo Consiglio Episcopale Permanente con una scena biblica. La traggo dal libro degli Atti degli Apostoli. Si tratta dell’inizio della predicazione di Paolo a Corinto (At 18,1-11), la comunità che portava l’Apostolo fino alle lacrime, attraversata da divisioni e personalismi, in una città incontro di culture diverse con le quali si misurava la piccola comunità. L’Apostolo incontra accoglienza, come quella presso la casa di Aquila e Priscilla (At 18,2-3), ma anche una forte opposizione (At 18,6). Possiamo immaginare i suoi dubbi. Come annunciare il Vangelo del Risorto a gente diffidente, catturata dal presente e con una comunità divisa? Quale sicurezza? Cosa fare con la creta delle mediocrità e della limitatezza umane? Durante questo travaglio Paolo viene raggiunto di notte da una rivelazione divina: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso» (At 18,9-10). Anche per noi c’è un popolo numeroso nelle nostre città, molto più di quanto misuriamo con categorie spesso vecchie, giudicando con indicatori ormai superati che non ci fanno accorgere di tanti segni importanti. Lo percepiamo dall’attenzione verso la Chiesa e i suoi ministri. Lo vediamo in alcuni momenti particolari della vita delle persone e della società. Ad esempio, la scomparsa di fratel Biagio Conte a Palermo, un giovane ricco convertitosi a missionario del Vangelo e amico dei poveri, profeticamente alternativo e vicino alla gente comune, ha suscitato in modo sorprendente attenzione attorno alla sua figura. La santità e la carità attraggono. Mons. Lorefice, Arcivescovo di Palermo, ha detto: «Era un diffusore di speranza, un uomo infuocato dell’amore di Dio». Don Pino Vetrano, compagno di fratel Biagio, ha commentato esaltandolo: «Oggi ci testimoni che la mafia si può vincere con la santità e la vita».
Avere una visione larga del popolo, sapere che già c’è un popolo di Dio nascosto, non è consolatorio o illusorio, ma missione larga e dialogo rinnovato. «Continua a parlare e non tacere» per fare emergere questo popolo, attraverso la relazione con ognuno: questo permette alla comunità di essere un corpo, di capire l’unità che valorizza l’individuo, per non ripiegarsi ma trasmettere fede, simpatia, speranza. Solo l’unità permette alla comunità di essere creativa.

Il Cammino sinodale sta raggiungendo il completamento della prima fase, quella dell’ascolto, e ci restituisce tante attese, desideri e un’immagine dolorosa, ma realistica delle nostre Chiese. Queste non debbono mai dimenticare l’orizzonte largo con cui pensarsi e continuano a cercare il dialogo con i nostri compagni di strada, con quel popolo numeroso indicato all’Apostolo. San Paolo, che portò il Vangelo oltre i confini della Palestina, sino ai confini della terra (cfr. Mt 28,19-20) ci incoraggia a non avere timore di quello che oggi chiameremmo “cambio di paradigma”. Molti, soprattutto laici, esprimono il disagio per forme ecclesiali sentite come poco partecipative. Anche i nostri presbiteri ci comunicano la fatica di mantenere le attività in cui un tempo erano impegnate forze ben più cospicue. Ricorrono parole chiave come “comunione ecclesiale”, “partecipazione dei laici”, “razionalizzazione delle forze”, “scelta di priorità”, “decisioni da prendere”. Spesso la tentazione non è avviare percorsi ma elaborare programmi, non discernere ma aspettare la soluzione, non la ricerca ma la sicurezza. Il Cammino sinodale ci aiuterà senz’altro a trovare le risposte adeguate e necessarie, ma solo nella tensione apostolica dell’Apostolo che vuole raggiungere tutti e costruire comunità vive. Questo richiederà di identificare alcune priorità, soluzioni creative e rispondenti alle tante attese delle nostre comunità e del popolo numeroso cui svelare la presenza di Dio che già è nella loro vita.

Guardare insieme la realtà e oltre

È un dono per me e per noi riunirci insieme, alzare lo sguardo, guardare oltre, cercare e scambiarci le nostre opinioni e preoccupazioni, la nostra sensibilità alla ricerca di una visione o nella conferma di questa. Ne abbiamo bisogno perché qualche volta, come Marta del Vangelo, più che la visione che apre il cuore a Maria ci sentiamo catturati dai molti servizi, anche oggettivi, che finiscono per diventare una prigione dalla quale non sappiamo affrancarci. Alcune discussioni, calcoli e polarizzazioni nascono da questo atteggiamento. Marta verifica subito la propria utilità, si sente poco aiutata e rivela amarezza e recriminazioni. Porsi ai piedi di Gesù non è una cosa in più da fare o smettere di farne altre ma libertà interiore per mettere al centro quello che serve per davvero e che non ci viene tolto. Quando non ascoltiamo Gesù inevitabilmente diventano importanti le cose piccole, che riempiono la vita ma svuotano il cuore. E il mondo soffre di mancanza di visione. Papa Francesco propone una lettura problematica del mondo globale: l’umanità trascinata da una mano invisibile, in cui «diventa difficile fermarsi per recuperare la profondità della vita». La sua visione di Fratelli Tutti e di una Chiesa comunione ci permette di non lasciarci trascinare dagli affanni. La visione non è solo un progetto, ma ben di più. Talvolta, anche da un punto di vista personale, ci sembrano esaurire le nostre possibilità.
«Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra» (Sal 121, 1-2). Non stanchiamoci di alzare gli occhi strappandoli dall’onnipresente io, dalle sue infinite interpretazioni che non aiutano a risolvere il vero problema del suo significato che è trovare il noi, per chi vivere. Alzare gli occhi ci è necessario per capire oggi il nostro popolo, tutto, quello prossimo e quello più lontano, ma che per questo non ha voltato le spalle al Vangelo. È la folla che sempre accompagna Gesù e che lo muove a compassione. In questo Consiglio permanente affronteremo come sempre alcuni problemi necessari di “governo”, anche di sistema, sappiamo quanto importanti. Insieme compiamo l’esercizio di guardare oltre e di guardare intorno, chiedendoci cosa il popolo porta nel cuore, quali le sue preoccupazioni e la sua ricerca, sempre coinvolti dalla compassione di Gesù per le pecore stanche e sfinite perché senza pastore. Altrimenti tutto si esaurisce nelle discussioni interne e non nel ripensare l’interno in chiave missionaria, di farlo sulle nostre misure e non cambiare queste su quanto è richiesto.

Un orizzonte pieno d’interrogativi

Alzando gli occhi all’orizzonte vediamo i lampi della guerra in Ucraina, iniziata dall’invasione russa di uno Stato indipendente. È una storia espressione di una crisi gravissima nelle relazioni internazionali, tanto da avere sullo sfondo persino la minaccia atomica. Non possiamo abituarci a convivere con la guerra in Ucraina. Non possiamo accettare l’indifferenza, evidente o raffinata, come se la guerra fosse una malattia ineluttabile. Papa Francesco – cui inviamo la manifestazione del nostro affetto, della nostra comunione e del nostro comune sentire – ha affermato con il suo profondo pathos per la pace: «…con la guerra siamo tutti sconfitti! Tutti noi, in qualsiasi ruolo, abbiamo il dovere di essere uomini di pace. Nessuno escluso! Nessuno è legittimato a guardare da un’altra parte». Ribadiamo la necessità della pace e l’urgenza di raggiungerla innanzitutto per amore del popolo ucraino! Ogni giorno che passa significa morte, lutto, odio. La guerra è terribile, contagia nel mondo globale, provoca tante sofferenze nel mondo intero, come vediamo con la crisi alimentare che fa pagare un prezzo a popolazioni inermi e lontane, causa un riarmo preoccupante e pericolose, insieme a ricadute belliche in altre parti del mondo come la Siria o il Caucaso. Il mondo deve porre fine a questa guerra e affrontare seriamente gli altri conflitti aperti, che sono meno sotto gli occhi di tutti, ma pure così dolorosi. Con sgomento assistiamo all’uccisione dei sogni delle giovani generazioni e sentiamo il dovere di esprimere la solidarietà verso questa gente che chiede libertà e giustizia.
Sorge la domanda profonda e urgente per tutti, specialmente per i credenti: che significa essere uomini e donne di pace? Cosa significa educare alla pace ed essere artigiani di pace? Il Papa ci offre un esempio con le sue parole e i suoi gesti. I suoi insistenti inviti, le sue riflessioni e appelli, la sua commozione nel giorno dell’Immacolata esprimono l’ansia personale e l’urgenza della pace. Nel recente discorso ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 gennaio 2023), il Papa ha ricordato che la pace è possibile alla luce di quattro beni fondamentali: la verità, la giustizia, la solidarietà e la libertà.
Ma l’interrogativo riguarda la Chiesa e noi tutti. Anzitutto la nostra preghiera, lamento di intercessione innanzi a Dio e protesta contro la guerra. Le nostre comunità, le nostre liturgie domenicali, debbono risuonare insistentemente di preghiera per la pace. Mai dimenticare la forza della preghiera: questa dimensione orante, tanto decisiva nella Chiesa che Clemente di Alessandria chiamava eirenikòn genos, una stirpe pacifica.

Minoranza creativa e Chiesa di popolo

Un’intuizione importante, che Benedetto XVI ha proposto all’attenzione della Chiesa, è quella delle minoranze creative. Colgo l’occasione di questo richiamo, per esprimere il nostro dolore per la sua recente scomparsa, nonostante fosse “sazio di anni” e di una vita carica di bene per la Chiesa, l’umanità, la cultura. Gli siamo grati per il suo servizio generoso alla Chiesa, per i suoi quasi otto anni di ministero come Vescovo di Roma, Primate d’Italia, Papa della Chiesa universale: ha amato l’Italia come sua seconda patria e la sua Chiesa. Anche se minoranza, la Chiesa non può cercare riparo nella chiusura, come se unica via sia estraniarsi dal mondo e la distanza garantisca la salvezza dell’identità. Non vogliamo nemmeno accettare svogliatamente di essere minoranza, in fondo con la paura di prenderci responsabilità e di essere creativi. Lo diventiamo se uniti e se pieni di Spirito, docili a questo anche per non finire catturati dalle preoccupazioni interne. Senza andare dove ci manda Gesù che ci ha chiamati per sederci con Lui, finiamo per discutere inevitabilmente su chi sia il più grande o del vittimismo di Marta. La minoranza non è solo l’espressione di una progressiva riduzione, ma esprime una volontà autentica di vivere il Vangelo, capace di energie di bene, che si riversano sulla società intera che è sempre il suo orizzonte. Del resto la nostra è una società di minoranze, di frammenti, se non di tante isole, le solitudini dell’“io”. E guai quando questo avviene anche nelle nostre comunità! La Chiesa deve ritessere il senso comunitario in una società dell’io e dell’estraneità, richiamando a un destino comune. Questa visione della minoranza creativa è tutt’altro che contraddittoria con quella di Chiesa di popolo di cui è testimone Francesco. Anch’essa è una realtà nel nostro Paese, come manifesta la pietà popolare. Una Chiesa di popolo è una realtà che non pone confini, “dogane” – disse all’inizio Francesco: una Chiesa di popolo per il popolo della città. Certamente ci interroga la flessione nella partecipazione dei cristiani alla Messa domenicale dopo la pandemia, ma dobbiamo sempre pensare che i nostri confini sono ben più larghi. La Chiesa non finisce sulle sue soglie.

 La Chiesa e il popolo italiano 

Quest’anno si compiono i settantacinque anni della Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, nata dal ripudio del fascismo e della guerra, ma anche dalla volontà di guardare insieme il futuro. Varie riforme sono possibili e in discussione, ma la principale resta viverne lo spirito e applicarla fino in fondo e in tutte le sue parti. Non è difficile vedere in essa il sentire comune profondo proprio della Dottrina Sociale della Chiesa. Il valore normativo della persona motiva l’architettura dei poteri. Desidero ricordare anche come si compie quest’anno, nel mese di agosto, il centenario dell’omicidio di don Giovanni Minzoni, arciprete di Argenta. Lo ricordiamo con rispetto e affetto, anche per dire che i sacerdoti sanno vivere e morire per il loro ministero. Lo abbiamo visto durante e dopo la seconda guerra mondiale, lo abbiamo vissuto di fronte alle minacce della mafia e della camorra. Scriveva don Minzoni: «A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte, per il trionfo della causa di Cristo… La religione non ammette servilismi, ma il martirio». Così vivono e muoiono i preti. Questa memoria incoraggia noi preti italiani, che talvolta ci interroghiamo sul tanto lavoro e ci sentiamo quasi abbattuti: i nostri predecessori hanno resistito al male e hanno creato il bene in situazioni tanto difficili. Ci inseriamo in una lunga catena di servitori del Vangelo e del popolo italiano che si sono spesi con fedeltà e creatività sociale e pastorale.
La memoria di un altro prete, in tutt’altra situazione storica, di cui ricorre il centenario della nascita, don Lorenzo Milani, in questo 2023 ci aiuta a guardare il futuro. Di don Milani, ha detto Francesco: «La sua era un’inquietudine spirituale alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un “ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati», specialmente i giovani. La sua memoria ci aiuta ad avere rinnovata passione per i giovani.

Tante volte i Vescovi italiani sono intervenuti sulla scuola e sull’emergenza educativa. La scuola è il laboratorio del futuro di un Paese, in cui si prepara il domani e dove vanno investite le energie migliori e le risorse necessarie. In essi si rivela il desiderio di futuro e maggiore pressione sugli adulti perché prendano subito decisioni lungimiranti. Lo vediamo con le richieste – a volte scomposte – di rispettare il pianeta in cui viviamo. A questo proposito, Papa Francesco scrive nella Laudato si’: «La coscienza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini. […] I giovani hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso, e alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell’ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere che rende difficile la maturazione di altre abitudini. Per questo ci troviamo davanti ad una sfida educativa» (n. 209). Questo è il nostro compito di Pastori: un compito che riguarda la formazione della coscienza ad una ecologia integrale, che guarda all’ambiente ma soprattutto alle persone che in questo ambiente vivono. Si tratta di raccogliere la sfida di un cambio anche culturale in atto nel nostro Paese. Questo non riguarda solo i giovani, ma – direi – soprattutto gli adulti e gli educatori in genere. Da questo punto di vista, l’ampia rete delle scuole cattoliche dovrebbe essere percepita come un’alleata e non come una avversaria della scuola statale, anche creando sinergie, collaborazioni e progettualità comuni per la crescita del sistema scolastico ed educativo. In questo contesto, è importante ricordare anche il ruolo degli Insegnanti di religione cattolica, che hanno l’occasione straordinaria di intercettare le domande di senso dei ragazzi in età scolare e offrire loro chiavi di lettura importanti per tutta la loro vita. Vorrei ricordare anche il problema di tanti italiani che lasciano il Paese, spesso giovani: nel 2020, 160.000 persone, di cui 120.000 cittadini italiani. Ci dobbiamo interrogare su una società non accogliente verso i giovani. Perché accoglienza è parola chiave e spesso si ha paura di accogliere il futuro, che è la vita. È la paura dell’accoglienza alla vita, che porta tragicamente alla soppressione di essa nel grembo della madre.

 Una nuova stagione

Grandi e impegnative sfide per il bene dell’Italia aspettano il nuovo Governo, cui rinnovo i migliori auguri, assicurando che la Chiesa, in spirito di cooperazione, continuerà il suo impegno per l’intera comunità italiana, per i più deboli, per la coesione della società, per l’educazione e il bene comune. Guardando da vicino le persone che ci circondano, non possiamo non rilevare i morsi della crisi economica in atto. La povertà nel nostro Paese è aumentata in modo considerevole a partire dalla crisi del 2008 e con essa la diseguaglianza dei redditi, della ricchezza e delle opportunità. Prezioso è il lavoro che Caritas Italiana, con altri uffici della Conferenza Episcopale, sta facendo: un monitoraggio della situazione, avanzando anche proposte nel merito (Caritas, Rapporto sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia). La pandemia, che ancora mostra temibili colpi di coda, è stata una calamità che ha provocato tante, troppe morti, e toccato con dolore tante famiglie e comunità. A motivo poi della crisi bellica il nostro Paese sta pagando gli aumenti dei costi dell’energia, che intaccano il potere d’acquisto di famiglie. Sentiamo decisiva la programmazione del PNRR e la preoccupazione che questo sia davvero la costruzione di un sistema e di strutture e infrastrutture capaci di dare sicurezza per il futuro, di vincere il precariato e offrire speranze e garanzie. Questo richiede una determinazione e una collaborazione unica, uno sguardo largo, verso il futuro, non ridotto al contingente e piegato a interessi di parte o speculativi. Di fronte alle povertà e alle fragilità diffuse nel nostro Paese, occorre poi una costante vicinanza delle nostre Chiese alle famiglie, alle imprese e al mondo del lavoro. Oggi un lavoratore su otto ha un ingaggio precario, mal pagato, che non consente un tenore di vita adeguato alla dignità della persona e alla costruzione di un progetto di vita personale e familiare. Le associazioni del mondo cattolico, del Terzo settore, e la stessa Conferenza Episcopale sono pronte a collaborare con le autorità competenti per valutare e proporre strumenti adeguati a disegnare un sistema di welfare che migliori le opportunità di inclusione sociale e lavorativa per ciascuno.

Tutti ci rendiamo conto di come il popolo italiano invecchi: la crisi demografica da tempo ci attanaglia. Già nel 2011, il Progetto culturale della CEI, aveva pubblicato un importante volume su Il Cambiamento demografico, con prefazione del Cardinale Ruini. È un tema che impegnerà anche questo Governo per cercare misure che favoriscano le nascite, pur consapevoli che per invertire il trend della natalità sarà necessario tanto tempo e dovremo passare attraverso un inverno demografico. La natalità è la proiezione di una società verso il futuro. Possiamo domandarci se sia un sintomo o una causa, ma in ogni caso la risposta che la comunità intera deve dare è invertire la rotta. Se vengono meno le risorse “nuove” di una società, sono a rischio la tenuta del welfare, la sostenibilità del sistema previdenziale, il sistema sanitario e il PIL non può che decrescere con conseguenze devastanti sotto il profilo dell’occupazione e dell’imprenditoria. Non c’è tempo per ulteriori ritardi nell’improntare una seria politica di rilancio della natalità a livello nazionale.

Con grande soddisfazione accolgo la volontà del Governo di riprendere le fila della legge delega per le politiche in favore delle persone anziane, cioè 14 milioni di cittadini, tesa a un riequilibrio fra spesa ospedaliera e servizi sul territorio, in una efficace integrazione sociale, sanitaria e assistenziale, un “continuum assistenziale” che inizia da servizi di rete e inclusione sociale e digitale, da una “assistenza domiciliare continuativa e veramente integrata”, da cure palliative, da centri diurni e, infine, da una residenzialità capace di cure di transizione da ospedale verso casa e capace di una presenza nei piccoli Comuni, incluse ovviamente le importanti aree interne che non devono essere dimenticate. È un elemento importante anche l’approvazione del piano di potenziamento delle cure palliative al fine di raggiungere, entro il 2028, il 90% della relativa popolazione, così come l’innalzamento delle pensioni minime, la revisione dei limiti per l’accesso alla pensione di donne e uomini, il mantenimento di meccanismi di flessibilità che promuovono la libertà di scelta del lavoratore, migliorando la sostenibilità del sistema.

Il Paese ha bisogno anche di rigenerare e mantenere nel tempo la propria vitalità sociale ed economica, favorendo con i mezzi più appropriati l’equilibrio demografico. La difficoltà, in particolare, nel raggiungere requisiti minimi rispetto al binomio lavoro e casa per diventare economicamente indipendenti e formare un nucleo familiare è tra le preoccupazioni maggiori che i giovani esprimono in tutte le indagini che sondano le loro condizioni, ad iniziare dal precariato del lavoro. Appare indispensabile un grande sforzo a riguardo per garantire sicurezza abitativa, capace di dare dignità alle persone e generare vita. Le nuove generazioni non devono essere vincolate ad adattarsi al mondo di oggi, a quello che il presente offre, ma incoraggiate a mantenere alta l’ambizione di cambiare la realtà per costruire un futuro più in sintonia con propri desideri e potenzialità.

Nel Messaggio per la Giornata della Vita abbiamo sottolineato come avanzi una cultura della morte: si risolvono i problemi eliminando le persone! Accogliere è parola decisiva nella nostra visione della vita orientata al futuro. Siamo tante volte intervenuti sulla questione dei migranti e dei rifugiati. Si tratta di comprendere con responsabilità e umanesimo un fenomeno che è una realtà del nostro mondo globale, da non gestire con paura e come un’emergenza, ma come un’opportunità. Tale problematica richiama la centralità della scuola, spazio decisivo d’integrazione nella cultura e nella lingua italiana, ma anche la necessità di maggiori flussi regolari di ingresso, di corridoi umanitari e ricongiungimenti familiari. Soprattutto è importante come accogliamo: non facciamo vivere umiliazione, tempi lunghi di attesa, viaggi infiniti, anticamere senza senso, marginalizzazione. Siamo consapevoli come queste e tante altre problematiche italiane non possano essere affrontate senza guardare all’Europa. È ovvio, ma va sempre ricordato. La Chiesa, così radicata nella storia e nella cultura europea, ricorda agli europei che non possono vivere per sé stessi. L’accoglienza dei migranti lavoratori chiede di essere organizzata su incontro fra domanda e offerta di lavoro. Non dimentichiamo anche il problema di 500.000 persone, anche lavoratori non regolari in Italia.

Le resistenze al Vangelo

Rileggendo il libro degli Atti colpiscono i fallimenti di Paolo: l’idea che il suo annuncio del Vangelo sia stato una cavalcata trionfale è impropria. Non possiamo nascondere che anche il nostro presente è disseminato di comportamenti e di eventi che contrastano chiaramente con il Vangelo. Penso alla questione della pedofilia, che purtroppo riguarda membri della Chiesa istituzionale o persone legate più o meno direttamente a noi, ma riguarda soprattutto tante donne e tanti uomini, nostre sorelle e nostri fratelli, che sono profondamente feriti da un male che ha le sue radici nell’uso distorto del potere e che mina alla radice la fiducia nella vita, negli altri, nella Chiesa, nel Signore stesso. Plaudo al lavoro svolto con sapienza dal Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della CEI, che lo scorso 17 novembre ha presentato il Primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle Diocesi italiane. Né va dimenticato l’accordo sottoscritto il 28 ottobre dalla CEI con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori per combattere in modo sempre più efficace gli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Si tratta di passi, che come Chiesa in Italia dobbiamo e vogliamo continuare a compiere con fermezza per stare dalla parte dei più fragili e per far crescere una cultura caratterizzata dal rispetto, dalla cura e dalla tutela della dignità di ogni persona.

La predicazione del Vangelo

Guardando all’esperienza di Paolo, come emerge dal brano di Atti 18 e altrove, mi chiedo: cosa ha veramente fatto la differenza? Qual è l’eredità che lascia alla storia dopo di lui? L’autore di Atti scrive che quando si posero le condizioni favorevoli Paolo «cominciò a dedicarsi tutto alla Parola» (At 18,5). Da una parte lavora e fa di tutto per meritare l’accoglienza degli amici, dall’altra parte sa che la sua priorità consiste nel portare a tutti la luce della risurrezione di Cristo. Le sue energie devono essere spese per un compito alto: aiutare la gente di Corinto ad andare oltre gli affari e ad aprirsi a un orizzonte di trascendenza. In particolare, si tratta di predicare la Buona novella di Cristo, morto e risorto per tutti. Abbiamo appena celebrato la Domenica della Parola di Dio quest’anno dedicata al tema Bibbia e missione. L’annuncio del kerygma, di Gesù morto e risorto, continua a passare dalla testimonianza personale, da uno stile di vita coerente con il Vangelo. Si può anche non essere accettati, ma almeno si diventa un punto interrogativo e un indice rivolto verso l’alto. Tutti cercano sempre le risposte ai grandi interrogativi della vita.

Verso l’Assemblea Generale

Siamo decisamente in cammino verso la prossima Assemblea generale (22-25 maggio 2023). Alla luce del testo di Atti e delle riflessioni che ho appena condiviso, cosa possiamo fare perché questo appuntamento diventi una reale occasione di conversione ecclesiale? Il mio pensiero va ad un ripensamento anche della struttura della CEI, più capace di esprimere la centralità della Parola di Dio e di servire meglio le Chiese che sono in Italia e rinforzare e servire la collegialità tra noi. Ma questo lo dovremo fare insieme, perché la Conferenza Episcopale prima di essere una struttura è il segno della collegialità, della comunione, del camminare insieme. Espressione di quel “prendersi cura” di un popolo numeroso che ci è affidato. Il programma fondamentale del Concilio Vaticano II era mettere a contatto il Vangelo con il mondo, “a servizio” perché la Chiesa esiste per mettere a contatto il Vangelo con il mondo. Auspico che questo possa essere il desiderio di ciascuno di noi in questo tempo che ci è donato.

 23 Gennaio 2023

Apertura del Corso di formazione alla Sinodalità

Webinar di apertura del corso di formazione alla sinodalità promosso dalla Segreteria del Sinodo e dall' Università Sophia. Per stasera la partecipazione è libera.
Guarda su Youtube
 
 
 

Piccola scuola di sinodalità: la proposta della Fondazione di Scienze Religiose (FSCIRE)

Un appuntamento settimanale dall’ 8 gennaio al 19 febbraio, al quale prenderanno parte Vescovi, teologi, docenti, esperti di diverse confessioni cristiane e fedi, per discutere di sinodo e sinodalità.

Il 12 febbraio interverrà anche mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.

Sul sito dell’Arcidiocesi di Palermo è possibile trovare tutti i dettagli a questo link https://stampa.chiesadipalermo.it/piccola-scuola-di-sinodalita-dall8-gennaio-al-19-febbraio-2023-la-proposta-della-fondazione-di-scienze-religiose/

È una scuola, per cui è richiesta un’iscrizione gratuita. Per farlo, è sufficiente collegarsi a fscire.it o ai siti delle facoltà, riviste, comunità e reti che partecipano alla piccola scuola.

Formazione alla sinodalità. Una proposta in collaborazione tra la Segreteria generale dei Vescovi e l'Univesrità Sophia.

La segreteria generale del Sinodo dei Vescovi ha segnalato un corso di formazione sulla sinodalità aperto a tutti che si svolgerà online, tutti i lunedì e i martedì dal 17 gennaio al 22 giugno.

Si tratta di un corso aperto a tutti, promosso dal Centro di Alta specializzazione Evangelii Gaudium, centro di ricerca dell’Università Sophia di Loppiano.
Per conoscere costi, calendario e modalità di iscrizione è possibile collegarsi direttamente con la pagina dell’Università a questo link  https://www.sophiauniversity.org/it/centro-evangelii-gaudium/

DALLA CEI “I CANTIERI DI BETANIA”

La CEI, da pochi giorni, ha pubblicato il documento “I cantieri di Betania”, col quale offre, alle chiese locali, le prospettive per proseguire il cammino sinodale in questo secondo anno. Il testo parte da quanto è emerso dalla consultazione del Popolo di Dio. Il documento propone l’immagine del “cantiere”, calandolo in tre diversi contesti: “la strada e il villaggio”, “l’ospitalità e la casa”, “le diaconie e la formazione spirituale”; un quarto spazio di lavoro è lasciato ad una specificità emersa nella prima fase di ascolto in ogni diocesi.

Quella del cantiere è un’immagine che indica la necessità di un lavoro che duri nel tempo, che non si limiti all’organizzazione di eventi, ma punti alla realizzazione di percorsi di ascolto ed esperienze di sinodalità vissuta, la cui rilettura sia punto di partenza per la successiva fase sapienziale. (I cantieri di Betania, 5)

Una occasione da non sprecare, questo nuovo step, per raggiungere e lasciarsi raggiungere da quanti non sono stati ancora coinvolti nel cammino sinodale.

La condivisione di “buone pratiche” attraverso gli strumenti di comunicazione disponibili, a partire dal sito della CEI dedicato, può aiutare l’edificazione vicendevole delle varie realtà locali. Alla fine del testo, con uno sguardo al Congresso Eucaristico Nazionale di Matera del settembre p.v., troviamo l’invito a ricomprendere sempre più profondamente la celebrazione eucaristica come vero paradigma della sinodalità.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO

Il contributo delle persone con disabilità al Sinodo sulla sinodalità

La Chiesa è la vostra casa

19 maggio 2022

Si è svolta ieri pomeriggio una sessione di ascolto online, di circa due ore, sul tema “La Chiesa è la vostra casa. Il contributo delle persone con disabilità al Sinodo sulla sinodalità” promossa dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in collaborazione con la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

La sessione, alla quale hanno partecipato rappresentanti di conferenze episcopali ed associazioni internazionali, aveva l'obiettivo di "dare voce" direttamente alle persone con disabilità, fedeli spesso al margine delle nostre Chiese. Benché molte di esse siano state già coinvolte negli incontri promossi da parrocchie, diocesi ed associazioni, la riunione è stata di fatto il lancio di un vero e proprio processo sinodale internazionale a loro dedicato.

In una dinamica di dialogo, i circa 30 partecipanti con disabilità sensoriali, fisiche o cognitive - collegati da più di 20 paesi del mondo - hanno potuto esprimersi nelle loro lingue (tra le quali tre lingue dei segni) in vista della redazione comune di un documento per rispondere alla domanda fondamentale del Sinodo: Come stiamo camminando con Gesù e con i fratelli per annunciarlo? Per il domani, che cosa lo Spirito sta chiedendo alla nostra Chiesa per crescere nel cammino con Gesù e con i fratelli per annunciarlo?

Quattro commoventi testimonianze dalla Liberia, dall’Ucraina, dalla Francia e dal Messico hanno attirato l’attenzione sulla necessità di superare discriminazione, esclusione, paternalismo. Molto toccanti le parole di una catechista francese con sindrome di Down: “Alla nascita, avrei potuto essere abortita. Sono felice di vivere”, ha raccontato, “Amo tutti e ringrazio Dio di avermi creata”. Consacrata, ha ricevuto dal suo vescovo un doppio mandato: la preghiera e l’evangelizzazione.  

In apertura, il Card. Mario Grech, Segretario Generale della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, ha condiviso la sua personale esperienza: “Ho un debito verso le persone con disabilità. È stata una di esse che mi ha messo sul cammino della vocazione sacerdotale. Se viene scartato il volto del fratello o della sorella disabile, è la Chiesa che diventa disabile”.

Il Segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, P. Alexandre Awi Mello, ha detto ai partecipanti che nel processo sinodale la sfida è quella di “superare ogni pregiudizio di chi ritiene che chi ha delle difficoltà ad esprimersi non abbia un pensiero proprio, né nulla di interessante da comunicare”.

In chiusura, Sr. Nathalie Becquart, Sottosegretario della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, ha proposto ai partecipanti di osservare un momento di silenzio, per “sentire - ha detto - come lo Spirito Santo ha parlato ad ognuno”. Ci sono tesori di umanità che sono stati condivisi e sono offerti alla Chiesa.

I partecipanti sono stati invitati ad elaborare nei prossimi mesi un documento comune a partire dalle loro esperienze e dalla conoscenza del mondo della disabilità che hanno maturato in prima persona e attraverso il loro impegno pastorale. Il documento sarà poi consegnato alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi perché ne tenga conto nel prosieguo del cammino sinodale.

L’incontro si inserisce in un percorso avviato nel dicembre 2021 dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita con la campagna video #IamChurch, sul protagonismo ecclesiale delle persone con disabilità e vuole essere una risposta all’appello del Papa in Fratelli Tutti (n.98) allorché invita le comunità a "dare voce" a quegli «“esiliati occulti” …che sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare». L’obbiettivo – continua il Santo Padre – non è solo l'assistenza, ma la «partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale.”

Il processo si concluderà nei prossimi mesi con un incontro in presenza a Roma.

Fonte: synod.va

 

A Roma il secondo incontro dei referenti diocesani.

Nuovo appuntamento per i referenti diocesani del Cammino sinodale che, a distanza di due mesi, si ritrovano a Roma per il loro secondo incontro nazionale. Si è aperta ieri sera, 13 maggio, la riunione alla quale partecipano 242 referenti (laici, presbiteri e diaconi, consacrate e consacrati) e 12 Vescovi delegati dalle Conferenze Episcopali Regionali.
L’incontro rappresenta un momento di condivisione delle istanze messe in luce dalle sintesi diocesane, che hanno raccolto le esperienze, le idee e le attese emerse durante la prima fase di ascolto portata avanti sui territori.
“Nonostante la pandemia abbia rallentato, almeno nei mesi invernali, il percorso avviato in autunno, abbiamo ‘scaldato i motori’ e le nostre diocesi hanno vissuto il percorso con crescente entusiasmo; ne fanno fede i circa cinquantamila incontri sinodali, confluiti nelle duecento sintesi diocesane”, sottolinea Mons. Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, vicepresidente CEI e membro del Gruppo di coordinamento nazionale del Cammino sinodale. “È presto – aggiunge – per dire quali saranno le traiettorie sulle quali si concentrerà il secondo anno del Cammino italiano. Alcune convergenze si sono delineate: si potrebbe dire che il magistero di Papa Francesco, con le sue sottolineature della gioia, dell’ascolto, della leggerezza, delle periferie e della bellezza, risuona in tutti i contributi, sotto forma di esperienze narrate, proposte e critiche”.
La riflessione che chiude il primo anno del percorso sinodale e avvia, a partire da settembre, il secondo che completa la “fase narrativa”, proseguirà durante l’Assemblea Generale della CEI, in programma dal 23 al 27 maggio. Il Cammino sinodale sarà infatti uno dei temi all’ordine del giorno dell’Assemblea, alla quale prenderanno parte anche due delegati individuati dalle Conferenze episcopali regionali e chiamati a portare il loro contributo al confronto. “In questo modo è la rappresentanza dell’intero popolo di Dio, nelle sue componenti, a leggere quanto lo Spirito sta dicendo alle nostre Chiese”, rileva Mons. Castellucci ricordando che “a fine maggio verranno riconsegnate ai territori, per un ulteriore discernimento, le proposte su cui avviare il secondo anno di ascolto capillare”. Queste saranno consegnate ufficialmente alle Chiese locali in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale (Matera, 22-25 settembre).

Fonte: camminosinodale.chiesacattolica.it

Leggi anche la notizia riportata da Avvenire cliccando qui

Pensare la Chiesa sinodale

Incontro delle Commissioni della Segreteria Generale del Sinodo

Roma, Casa La Salle, 25-29 aprile 2022

Allorché, in diverse parti del mondo, le sessioni di ascolto del Popolo di Dio volgono a termine e che le varie istanze ecclesiali si avviano a tirare le fila del loro discernimento comunitario, i membri (circa 60) delle quattro commissioni (Teologica, Spiritualità, Metodologica, Comunicazione) della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi si sono incontrati a Roma per approfondire alcuni aspetti del documento di riferimento del cammino sinodale: la Costituzione Apostolica del 2018, Episcopalis Communio.

“Vi chiedo di armonizzare Episcopalis Communio con il processo sinodale che è iniziato. Non di armonizzare il processo in corso con la Costituzione Apostolica. Dobbiamo aver il coraggio di immaginare, di seguire lo Spirito che guida la Chiesa nella riscoperta della sua dimensione sinodale”, ha detto il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, aprendo l’incontro.

Nei cinque giorni di lavori, i partecipanti hanno così discusso alcuni punti nodali emersi durante il cammino finora svolto: il sensus fidei fidelium, ossia il contributo della fede del Popolo di Dio al magistero ecclesiale; quello della collegialità episcopale, del primato pietrino in relazione alla sinodalità ecclesiale; la relazione tra discernimento e consenso ecclesiale; o ancora la natura consultativa o deliberativa delle assise sinodali.
Particolare attenzione è stata data inoltre alla dimensione missionaria della Chiesa e alle sue strutture sinodali.

I lavori, svolti in un clima di fraternità e condivisione, sono stati scanditi da momenti di preghiera, sessioni plenarie e lavori di gruppo.

Il contenuto delle varie sessioni di lavoro verrà pubblicato a tempo debito per condividere con l’insieme della Chiesa le riflessioni svolte.

Fonte: synod.va

Lettera ai sacerdoti

Il segretario generale del Sinodo dei Vescovi e il prefetto della Congregazione per il Clero scrivono a tutti i preti del mondo, sollecitandoli a proseguire senza timori nel cammino di ascolto del Popolo di Dio, radicati nella Parola e superando il rischio di autoreferenzialità, immobilismo, intellettualismo.

[Continua a leggere su Vatican News]

Lettera rivolta ai sacerdoti dal Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi e dall'Arcivescovo-Vescovo emerito di Daejeon Lazzaro You Heung Sik, Prefetto per la Congregazione per il Clero

Cari Sacerdoti,

Eccoci, due fratelli vostri, sacerdoti anche noi! Possiamo chiedervi un attimo di tempo?

Vorremmo parlarvi di un argomento che ci tocca tutti.

«La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo». Inizia con queste parole il Documento Preparatorio del Sinodo 2021-2023. Per due anni l’intero Popolo di Dio è invitato a riflettere sul tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione. Si tratta di una novità che può suscitare entusiasmo e anche perplessità.

Eppure «nel primo millennio, “camminare insieme”, cioè praticare la sinodalità, è stato il modo di procedere abituale della Chiesa». Il Concilio Vaticano II ha rimesso in luce questa dimensione della vita ecclesiale, tanto importante che san Giovanni Crisostomo ha potuto affermare: «Chiesa e Sinodo sono sinonimi» (Explicatio in Psalmum 149)

Si sa che il mondo di oggi ha urgente bisogno di fraternità. Senza rendersene conto, anela a incontrare Gesù. Ma come far sì che questo incontro avvenga? Abbiamo bisogno di metterci in ascolto dello Spirito insieme a tutto il Popolo di Dio, così da rinnovare la nostra fede e trovare vie e linguaggi nuovi per condividere il Vangelo con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il processo sinodale che Papa Francesco ci propone ha proprio questo obiettivo: metterci in cammino, insieme, nell’ascolto reciproco, nella condivisione di idee e progetti, per far vedere il vero volto della Chiesa: una “casa” ospitale, dalle porte aperte, abitata dal Signore e animata da rapporti fraterni.

Perché non si cada nei rischi evidenziati da Papa Francesco – cioè il formalismo che riduce il Sinodo ad uno slogan vuoto, l’intellettualismo, che fa del Sinodo una riflessione teorica sui problemi e l’immobilismo, che ci inchioda alla sicurezza delle nostre abitudini perché nulla cambi – è importante aprire il cuore e metterci in ascolto di ciò che lo Spirito suggerisce alle Chiese (cf. Ap 2,7).

Evidentemente, davanti a questo cammino, ci possono assalire dei timori.

Innanzi tutto, ci rendiamo ben conto che i sacerdoti in molte parti del mondo stanno già portando un grande carico pastorale. E adesso – può sembrare –  si aggiunge un’ulteriore cosa “da fare”. Più che invitarvi a moltiplicare le attività, vorremmo incoraggiarvi a guardare le vostre comunità con quello sguardo contemplativo di cui ci parla Papa Francesco nell’ Evangelii gaudium (n. 71) in modo da scoprire i tanti esempi di partecipazione e di condivisione che stanno già germogliando nelle vostre comunità. L’attuale fase diocesana del processo sinodale si propone infatti di «raccogliere la ricchezza delle esperienze di sinodalità vissuta» (Doc. prep., 31). Siamo certi che ce ne sono molte di più di quelle che può sembrare a prima vista, magari anche informali e spontanee. Ovunque ci si ascolta profondamente, si impara l’uno dall’altro, si valorizzano i doni degli altri, ci si aiuta e si prendono le decisioni insieme, c’è già sinodalità in atto. Tutto questo va preso in rilievo e apprezzato, in modo da sviluppare sempre più quello stile sinodale che è «lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa Popolo di Dio» (Doc. prep., 10).

Ma ci può essere anche un altro timore: se si sottolineano tanto il sacerdozio comune dei battezzati e il sensus fidei del Popolo di Dio, cosa sarà del nostro ruolo di guida e della nostra specifica identità di ministri ordinati? Si tratta, senza dubbio, di scoprire sempre più l’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati e di stimolare tutti i fedeli a partecipare attivamente al cammino e alla missione della Chiesa. Avremo così la gioia di trovarci a fianco fratelli e sorelle che condividono con noi la responsabilità per l’evangelizzazione. Ma in questa esperienza di Popolo di Dio potrà e dovrà venire in rilievo in modo nuovo anche il peculiare carisma dei ministri ordinati di servire, santificare e animare il Popolo di Dio.

In questo senso vorremmo pregarvi di dare in particolare un triplice contributo all’attuale processo sinodale:

  • Far di tutto perché il cammino poggi sull’ascolto e sulla vita della Parola di Papa Francesco così ci ha recentemente esortati: «appassioniamoci alla Sacra Scrittura, lasciamoci scavare dentro dalla Parola, che svela la novità di Dio e porta ad amare gli altri senza stancarsi» (Francesco, Omelia per la domenica della Parola di Dio, 23 gennaio 2022).

Senza questo radicamento nella vita della Parola, rischieremmo di camminare nel buio e le nostre riflessioni potrebbero trasformarsi in ideologia. Basandoci invece sulla messa in pratica della Parola costruiremo la casa sulla roccia (cf. Mt 7, 24-27) e potremo sperimentare, come i discepoli di Emmaus, la luce e la guida sorprendente del Risorto.

  • Adoperarci perché il cammino si contraddistingua per il reciproco ascolto e la vicendevole Prima ancora dei risultati concreti, sono già un valore il dialogo profondo e l’incontro vero. Sono molte, infatti, le iniziative e le potenzialità nelle nostre comunità, ma troppo spesso singoli e gruppi corrono il rischio dell’individualismo e dell’autoreferenzialità. Col suo comandamento nuovo, Gesù ci ricorda che «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). Come pastori possiamo fare molto perché l’amore risani le relazioni . e guarisca le lacerazioni che spesso intaccano anche il tessuto ecclesiale, affinché ritorni la gioia di sentirci un’unica famiglia, un solo popolo in cammino, figli dello stesso Padre e quindi fratelli tra noi, a cominciare dalla fraternità fra noi sacerdoti.
  • Aver cura che il cammino non ci porti allintrospezione ma ci stimoli ad andare incontro a tutti. Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, ci ha consegnato il sogno di una Chiesa che non teme di sporcarsi le mani coinvolgendosi nelle ferite dell’umanità, una Chiesa che cammina in ascolto e al servizio dei poveri e delle periferie. Questo dinamismo “in uscita” incontro ai fratelli, con la bussola della Parola e il fuoco della carità, realizza il grande progetto originario del Padre: «tutti siano una cosa sola» (Gv 17, 21). Nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti Papa Francesco ci chiede di impegnarci per questo insieme anche ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di altre Chiese, ai fedeli delle altre religioni e a tutte le persone di buona volontà: la fraternità universale e l’amore senza esclusioni, che tutto e tutti deve abbracciare. Come servitori del Popolo di Dio siamo in una posizione privilegiata per far sì che ciò non rimanga un orientamento vago e generico, ma si concretizzi là dove

Carissimi  fratelli Sacerdoti, siamo certi che a partire da queste  priorità troverete  il modo di dar vita anche a specifiche iniziative,  a seconda delle necessità e possibilità perche la sinodalità è veramente la chiamata di Dio per la Chiesa del terzo millennio. Incamminarci  in  questa direzione non sarà esente da domande, fatiche e sospensioni, ma possiamo confidare che ci ritornerà il centuplo in fraternità e in frutti di vita evangelica. Basti pensare al primo Sinodo di Gerusalemme (cf. Atti 15). Chissà quanta fatica c’era dietro le quinte! Ma sappiamo  quanto decisivo fu quel momento per la Chiesa nascente.

Concludiamo questa nostra lettera con due passaggi del Documento Preparatorio che ci potranno ispirare e accompagnare quasi come un Vademecum.

«La capacità di immaginare un futuro diverso per la Chiesa e per le sue istituzioni all’altezza della missione ricevuta dipende in larga parte dalla scelta di avviare processi  di ascolto, dialogo e discernimento comunitario, a cui tutti e ciascuno possano partecipare e contribuire» (n. 9).

«Ricordiamo che lo scopo del Sinodo e quindi di questa consultazione non è produrre documenti, ma ”far germogliare sogni, suscitare profezie  e  visioni,  far  fiorire  speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare  un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani”» (n. 32).

Ringraziandovi per la vostra attenzione, vi assicuriamo la nostra preghiera e auguriamo a voi e alle vostre comunità un gioioso e fecondo cammino sinodale. Sappiateci vicini e in cammino con voi! E accogliete, attraverso di noi, la gratitudine anche di Papa Francesco che vi sente molto vicini.

Affidando ognuno di voi alla Beata Vergine Maria del Buon Cammino, vi salutiamo cordialmente nel Signore Gesù.

Vaticano, 19 marzo 2022

Prot. n. 220083

Oggi e domani incontro a Roma dei referenti diocesani

Il 18 e il 19 marzo si terrà, a Roma, il primo incontro nazionale dei referenti diocesani del Cammino sinodale, in presenza. Dopo gli appuntamenti online che hanno permesso al Gruppo di Coordinamento Nazionale di confrontarsi con i rappresentanti di tutte le regioni, la tappa residenziale romana sarà un’importante occasione per dialogare insieme e per raccontare il percorso fatto finora. Un focus sarà dedicato alla questione delle sintesi. Dopo il saluto di mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, e l’introduzione di mons. Valentino Bulgarelli, Sottosegretario della CEI e Segretario del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, ci sarà spazio per gli interventi e il dibattito. L’incontro, sottolinea mons. Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vice Presidente della CEI, “vuole anche essere una sosta che aiuta l’ascolto delle nostre comunità; un momento di spiritualità che ci permetterà di connetterci a quella comunione profonda che dà linfa al nostro camminare”.

Fonte: camminosinodale.chiesacattolica.it

Papa Francesco insieme ai religiosi

Incontro internazionale con i referenti per il sinodo della Vita Consacrata

Mercoledì 16 marzo si è svolto un incontro online rivolto ai referenti per il sinodo della Vita Consacrata, organizzato dalla Segreteria del Sinodo dei Vescovi. Alla presenza del Card. Mario Grech e di sr. Nathalie Becquart, X.M.C.J, vi è stato un’interessante momento di ascolto e condivisione di questa prima fase del cammino sinodale che stiamo vivendo. Un incontro internazionale in italiano, francese, inglese e spagnolo, al quale hanno preso parte religiosi dei vari continenti. Il 23 c.m. vi sarà ancora la possibilità di partecipare ad un incontro di questo tipo per quanti non hanno potuto il 16.

Papa Francesco in videochiamata con gli universitari

Costruire ponti: incontri sinodali dei giovani universitari con Papa Francesco

Un incontro sinodale molto speciale quello vissuto dagli studenti della Loyola University del nord, centro e sud America con Papa Francesco.

Il Papa si è unito all’incontro virtuale organizzato dall’Università in collaborazione con la Pontificia Commissione per l’America latina, gli studenti, divisi in gruppo, hanno condiviso le esperienze e riflessioni, le loro idee, hanno fatto anche delle domande, intanto che Papa Francesco prendeva i suoi appunti.

Una iniziativa molto bella, la possibilità di un confronto che mira a costruire ponti incontri pacifici e costruttivi. Vari i temi affrontati: l’ecologia, le migrazioni, il lavoro, l’integrazione, ma anche la vicinanza dei pastori, l’importanza dei progetti educativi...

Uno scambio quasi familiare che ha lanciato tanti spunti e soprattutto ha mostrato la bellezza di pensare insieme, di accompagnarsi vicendevolmente nel cammino.

Un buon pastore cammina con noi... ora in mezzo, ora davanti, ora dietro al gregge. Grazie papa Francesco!

 

Religiosi accendono cero - giornata della vita consacrata

Giornata per la vita consacrata: chiamati a diventare una Chiesa sinodale

In una lettera per la XXVI Giornata Mondiale della vita consacrata, il cardinale João Braz de Aviz e monsignor José Rodríguez Carballo esortano a riflettere sulla parola “partecipazione” collegata al cammino sinodale da poco intrapreso

La Giornata per la vita consacrata, che culminerà il 2 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro, sarà “un'opportunità d'incontro segnato dalla fedeltà di Dio che si manifesta nella perseveranza gioiosa di tanti uomini e donne, consacrate e consacrati”. È quanto scrivono, in una lettera, il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e il segretario del dicastero, monsignor José Rodríguez Carballo.

Partecipare al “viaggio” della Chiesa sulla sinodalità

Nel documento si sottolinea che il cammino sinodale, da poco intrapreso e incentrato sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, interpella ogni comunità vocazionale "nel suo essere espressione visibile di una comunione d’amore”. Riflettendo sulla parola “partecipazione”, il cardinale João Braz de Aviz e monsignor José Rodríguez Carballo invitano a chiedersi: “chi sono le sorelle, i fratelli che ascoltiamo e, prima ancora, perché li ascoltiamo?”. “Una domanda - scrivono - che siamo chiamati a farci tutte e tutti, perché non possiamo dirci comunità vocazionale e ancor meno comunità di vita, se manca la partecipazione di qualcuna o di qualcuno”. L’invito è quello di entrare in nel “viaggio” di tutta la Chiesa sulla sinodalità, “con la ricchezza dei carismi e d nostre vite, senza nascondere fatiche e ferite”. “La partecipazione diventa allora responsabilità: non possiamo mancare, non possiamo non essere tra gli altri e con gli altri, mai e ancor più in questa chiamata a diventare una Chiesa sinodale”.

Partecipazione e corresponsabilità

L’ascolto, scrivono infine il prefetto e il segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, significa “fare posto all'altro nella nostra vita, prendendo sul serio quello che per lui e importante”. “La partecipazione assume cosi lo stile di una corresponsabilità da riferirsi prima ancora che alla organizzazione e funzionamento della Chiesa, alla sua stessa natura, la comunione, e al suo senso ultimo: il sogno missionario di arrivare a tutti, di avere cura di tutti, di sentirsi tutti fratelli e sorelle, insieme nella vita e nella storia, che è storia di salvezza”.

fonte: vaticannews.va

 

Secondo incontro online con i referenti diocesani del Cammino sinodale

Si è tenuto giovedì 9 dicembre, alle 20.30, sulla piattaforma Zoom il secondo webinar per i referenti diocesani del Cammino sinodale. L’incontro è stato l’occasione per approfondire alcune questioni aperte e per rispondere ai quesiti sulle modalità operative. Hanno partecipato Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vice Presidente della CEI; Mons. Valentino Bulgarelli, Direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale e Sottosegretario della CEI; padre Giacomo Costa, Direttore di Aggiornamenti Sociali e consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi; Pierpaolo Triani, Docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Giuseppina De Simone, Docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. San Luigi Napoli; Vincenzo Corrado, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI.

“Sullo sfondo – ha ricordato mons. Castellucci – rimane sempre la domanda fondamentale proposta dal Sinodo dei Vescovi: ‘Come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel ‘camminare insieme’ che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?’. È un interrogativo che sta facendo emergere tante esperienze che testimoniano la vitalità dei territori e la bellezza di un ascolto che non è disincanto ma incarnazione della Parola nella storia”.

fonte: camminosinodale.chiesacattolica.it/

don Corrado Lorefice, sacerdoti e fedeli. Accensione lampada del Sinodo

“Camminiamo insieme". Aperta la fase diocesana del Sinodo dei Vescovi

La Chiesa di Palermo procede lungo il cammino sinodale che caratterizzerà i prossimi mesi: con una solenne Celebrazione Eucaristica nella Chiesa Cattedrale presieduta dall’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice, l’itinerario all’interno del quale verranno approfonditi e resi concreti i tre temi (“comunione, partecipazione, missione”) ha preso il via: un cammino che si preannuncia impegnativo ma anche fruttuoso, un cammino durante il quale tutto “il popolo santo di Dio” sarà coinvolto, nessuno escluso: consacrati (i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i Diaconi, i Vescovi, il Papa, i Cardinali) e laici (siano essi impegnati nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali oppure semplici testimoni della propria scelta di fede).

fonte: https://stampa.arcidiocesi.palermo.it/camminiamo-insieme-domenica-17-ottobre-lapertura-della-fase-diocesana-del-sinodo-dei-vescovi/

Cardinale Mario Grech

L’intervento del Card. Grech all’Assemblea pastorale diocesana

Il 24 e il 25 settembre, al teatro don Orione, si è svolta l’Assemblea pastorale

Ai lavori assembleari ha preso parte il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi. Il cardinale, al termine dell’intervento, ha ascoltato e risposto alle domande poste dall’assemblea presente e da quanto sono intervenuti in diretta attraverso i canali social.

Utenti online

Abbiamo 26 ospiti e nessun utente online